16 Febbraio 2021
Di pose in opera è pieno il marketing

Si è riposizionata su altre latitudini.

La marca oggi cerca un proprio spazio prima di essere cercata.

Costruirla diventa sempre più una questione di metodo che di improvvisazione, tra i meridiani delle strategie e i paralleli delle esecuzioni.

Vent’anni fa le aziende producevano e mettevano sul mercato quello che avevano prodotto.

Lo lanciavano nello spazio del settore non ancora affollato e riusciva a trovare il suo spazio dove posarsi.

In quel mettere il prodotto sul mercato c’erano tutte le certezze di allora come – a ben guardare – ci sono le incognite di oggi.

Di quale prodotto hanno bisogno le persone e quali servizi chiedono i mercati ai nostri tempi?

Come li realizzano le aziende?

Con il sapere fare artigianale, la capacità industriale o l’innovazione digitale?

Che capacità hanno per produrli e crearli?

Risorse umane, mezzi finanziari, impianti tecnologici, supporti logistici?

E soprattutto con quale posizionamento di marca?

Il rischio oggi è di navigare a vista se l’ingresso nel mercato è compiuto con un passaporto privo dei punti cardinali.

Se un’azienda non risponde a quelle domande finisce per creare una marca fine a sé stessa.

Si posa nell’opera che crede di essere, ma nessuno la identifica.

Perché non sa nulla del consumatore, poco del mercato e tutto quello che non serve della concorrenza.

L’identikit di chi ti sceglie nel mercato e l’analisi di chi con te condivide il settore disegna la mappa che guida la comunicazione nel posizionamento del brand.

La costruzione della comunicazione è cambiata, ma le fondamenta sono rimaste le stesse.

Prima di essere il pensiero del brand nella testa del consumatore il posizionamento è quel posto del tutto proprio che la marca trova nella natura della sua identità.

Perché quando un’azienda dà alla propria marca un posizionamento – una proprietà privata – la comunicazione acquista una propria naturalezza.

E nella naturalezza la marca si fa riconoscere per i suoi 3 tratti somatici: la rilevanza, la credibilità e la distintività.

A quel punto, non bisogna chiedersi ogni giorno come promuovere il prodotto perché il posizionamento è la cartina di tornasole del brand.

In quel viavai di frequentazioni che è la marca, parli con loro, trasmetti emozioni, racconti i fatti che vivi ogni giorno, e le persone ne estraggono l’immagine dei fatti, delle emozioni, delle parole.

È la giornata di sole che splende nella posizione data da un’azienda al suo brand.

Per questo ogni marca dovrebbe avere una posizione, e non una posa, per dare al prodotto o al servizio lo spazio che lo identifica.

Mettersi in posa senza dare al brand una posizione significa fare nascere una marca già moribonda.

Una marca che non si fa riconoscere per le sue funzioni vitali.

Comunica invece di parlare.

Pensa quando potrebbe fare un po’ di più: immaginare.

Fa solo apparizioni al posto di esporsi.

Si siede invece di darsi una mossa.

È la marca che nobilita il marketing, non la promozione.

La promozione è posticcia: una finzione piena di disfunzioni, una finta predisposizione al comportamento di circostanza.

È una macchina programmata su pose preimpostate.

Si mette in posa, composta al suo posto, senza sbavature.

Vive di atteggiamenti, non di posizionamenti.

Si mostra per quello che non è, ma non dimostra quello che dice di essere.

Ti porta a cercare quello che vuole farti trovare nella sua posa senza posizionamento.

Smarcarsi da tutte le pose che le tattiche delle aziende spingono ad assumere è l’inizio dell’azione che le porterà a trovare la propria posizione.