“Abbiamo sempre fatto così”.
È un luogo comune dove molte aziende hanno la residenza.
Un copia e incolla di sé stesse in quel luogo del fare che diventa prima o dopo un habitat innaturale.
È il fare di un marketing senza un piano di strutturazione, prima che di comunicazione.
Fare marca invece è ogni volta una cosa diversa perché se un’azienda è strutturata e aperta, la marca è duttile e malleabile.
Combina parti dove è sempre sé stessa – l’immagine che mostra di sé – a parti dove il suo fare cambia di continuo perché è il suo presente a cambiare la storia.
Un brand che ha sempre fatto così è un brand che purtroppo non ha una storia da raccontare.
Per questo il marketing va spostato dall’azienda alla marca.
Dal luogo blindato dove guarda solo sé stessa a quel luogo aperto a tutti che è lo specchio della realtà.
Cambiare può fare paura a molti, ma non ha fatto mai male a nessuno.
Tutto dipende da che cosa si lascia e che cosa – dopo il cambiamento – si trova.
Anche perché il rischio è che se le aziende continuano a fare così, poi diventano qualcuno in un altro luogo comune.
“Siamo leader di mercato”.
Basta che uno dica così e poi di sé sono in molti a dirlo.
E allora in tutti i mercati che vai, è tutto un leader che trovi.
Quel luogo si popola e diventa comune.
A forza di riempire il mercato di leader, il mercato diventa una comunità di leader.
Alla fine, non si sa più di che leader fidarsi.
Smarcarsi invece è non assembrarsi in quei luoghi, ma occupare una propria posizione dove mettere in comune solo i tratti che ti identificano.
Nei luoghi comuni del mercato le persone ti perderanno, nella posizione del tuo brand ti riconosceranno.
Un brand con alle spalle una storia da raccontare è un luogo pubblico, non un luogo comune.
E a fare questa differenza sono i contenuti che un’azienda sceglie, scrive e pubblica per riempirlo.
“Content is king”.
Il rapporto tra la quantità di contenuti che si hanno in testa e la loro qualità poi riversata sulla pagina è il prezzo che si deve pagare per raccontare una marca.
Quando si è sparsa la voce che il contenuto poteva essere il re di tutti, allora tutti si sono messi a fare contenuti.
A quel punto il fai da te è diventato legge nel regno delle idee.
Anche alla natura vengono un sacco di idee, ma poi se deve fare fruttare un terreno affida l’incarico a un fiore.
Se deve distribuire compresse di Vitamina D ai suoi ospiti si prende tutto il tempo e lo spazio e nomina per quel ruolo il sole.
Se deve dimostrare la sua fedeltà all’essere umano assegna il compito a un cane.
E se deve trasmettere all’uomo la competenza di un mestiere commissiona quel lavoro alla fatica.
Non a un luogo comune.
Del resto, un luogo dove potersi smarcare deve avere delle fondamenta.
L’autenticità incrociata con l’autorevolezza sono le coordinate per individuarle.
E deve avere anche un tetto che lo protegge.
Ma ogni volta che ce n’è bisogno deve diventare un cielo aperto.
Perché l’immaginazione è il contrario il luogo comune.